Cineturismo a Frascati

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La bellezza del comune di Frascati e la sua vicinanza con Roma hanno reso questa cittadina lo scenario più adatto per numerosi set cinematografici. Sono state soprattutto le Ville Tuscolane, rinomate in tutto il mondo, circondate dagli straordinari giardini all'italiana, il teatro delle acque e, a volte, anche riccamente arredate, a richiamare l'attenzione di accreditati cineasti. Ma anche il centro storico così vivo e grazioso completa l'intero quadro.

Ecco i film:

NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE (2011)

di Massimiliano Bruno, con Roaul Bova e Paola Cortellesi. Vincitore a sorpresa del Nastro d'argento come migliore commedia dell'anno, il film è una commedia leggera senza grandi pretese, supportata però da un copione ricco di battute e gag divertenti. In seguito alla morte improvvisa del marito imprenditore per incidente stradale (la sequenza è girata in via Appia nei pressi del Grande Raccordo Anulare), la trentenne Alice, spocchiosa e classista, ritrovandosi piena di debiti, è costretta a vendere la villa, licenziare i domestici e trasferirsi in una catapecchia al Quarticciolo. Per guadagnare in fretta i soldi che le servono per scongiurare la definitiva bancarotta, è costretta a reinventarsi come escort. Eva, escort di professione, decide di insegnarle tutti i trucchi del mestiere... ma intanto conosce il rigoroso e serio Giulio.

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Guarda una scena del film su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=-Pgd_i7Up9Y

 

SOGNI D'ORO (1981)

di Nanni Moretti, con Nanni Moretti, Nicola Di Pinto e Laura Morante. Piazza San Rocco, uno dei luoghi più pittoreschi del centro storico, è il set di una delle scene più esilaranti del film. Sogni d'oro ripropone le tematiche (esasperato autobiografismo, travagliato e ossessivo rapporto con la famiglia, le donne e il cinema) e la forma (camera fissa e narrazione non tradizionale) tipica dei primi film del regista romano. Il film racconta le disavventure personali e lavorative del giovane regista emergente Michele Apicella, alter ego di Nanni Moretti, alle prese con un bizzarro film in lavorazione su un pazzo che si crede Freud e con il difficile rapporto con la madre e le donne. Al piano della "realtà" si sovrappone poi, in un continuo alternarsi e incastrarsi di livelli, anche quello del sogno e degli incubi del protagonista (nei panni di un professore liceale innamorato di una sua studentessa), che diventano sempre più ossessivi e incombenti fino all'emblematica e surreale scena finale della sua trasformazione in licantropo.

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Guarda una scena del film su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=qTYArdRbu8A

 

VAI AVANTI TU CHE MI VIEN DA RIDERE (1982)

di Giorgio Capitani, con Lino Banfi, Agostina Belli, Nando Paoni. È un giallo comico, piuttosto convenzionale nella trama e nelle trovate, nel quale Lino Banfi interpreta il maldestro Commissario Bellachioma, costantemente bistrattato dai suoi superiori. Per cercare di riabilitarsi agli occhi del capo, Bellachioma si intromette in una delicata inchiesta della polizia che cerca di far luce su una serie di attentati ad un importante sceicco del petrolio. Anticipando le mosse dei suoi colleghi, riesce a catturare il travestito Andrea Ritter, unico testimone di questi delitti, per servirsene come esca per smascherare il killer. Da qui equivoci a iosa, fughe, travestimenti, compreso l'inevitabile innamoramento del commissario per il bel transessuale, che però forse è una donna.

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IL FIGLIO PIÙ PICCOLO (2010)

di Pupi Avati, con Christian De Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti. Il figlio più piccolo è la storia del meschino imprenditore Luciano Baietti e della sua holding, prosperata grazie a bilanci truccati, tangenti e numerose connivenze economiche e politiche. Ispirandosi alla grande tradizione della "commedia all'italiana", Avati dipinge un affresco satirico sulla cosiddetta finanza creativa, ma soprattutto sulla volgarità e l'amoralità dell'Italia contemporanea. Baietti infatti, pur di raggiungere il successo e il benessere, non ha esitato ad abbandonare sull'altare la moglie Fiamma e i due figli piccoli per sparire con i soldi e le proprietà di lei. Ora, molti anni dopo, la holding che ha creato è sull'orlo del fallimento. Serve al più presto qualcuno su cui scaricare pesanti responsabilità. Su consiglio del socio, il finanziere senza scrupoli Sergio Bollino, la scelta cade sul figlio più piccolo di Baietti, l'ingenuo Baldo, con il quale il padre non ha più rapporti da anni...

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Guarda una scena del film su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=9N8Ju4_3stk

 

REAZIONE A CATENA (1971)

di Mario Bava, con Claudine Auger, Luigi Pistilli, Laura Betti. La bella villa tuscolana è il set di un efferato duplice omicidio in uno dei migliori thriller italiani degli anni '70. Villa Parisi è la residenza di un'anziana contessa paralitica che vive in una splendida dimora affacciata su una baia selvaggia e incontaminata. Una notte la villa è teatro di un duplice omicidio: l'impiccaggione della donna e l'accoltellamento del suo assassino. Si tratta di una scena importante perché dà il via ad una lunga catena di atroci delitti, che coinvolgono sia i residenti della baia che visitatori occasionali, il cui movente è legato al tentativo di una lucrosa speculazione edilizia. Amatissimo da Bava, Reazione a catena è stato un film decisamente violento e sanguinario all'epoca, che diventerà modello per molto cinema di genere successivo, non solo per l'efferatezza degli omicidi, ma anche per la loro originalità. Deve essere considerato uno dei capolavori del regista, oltre che per la straordinaria libertà espressiva, per un gusto per l'assurdo e per uno humor nero che sdrammatizza anche le sequenze più violente.

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FANTOZZI IL RITORNO (1996)

di Neri Parenti, con Paolo villaggio, Milena Vukotic, Gigi Reder. L'Ospedale San Sebastiano Martire è il set dell'episodio più amaro e toccante del film. Nono e penultimo capitolo della celeberrima saga iniziata nel 1975, il film è articolato in quattro episodi preceduti da un prologo: Fantozzi è in Paradiso, ma per un'improvvisa carenza di posti viene rispedito sulla terra dove ricominciano le disavventure di sempre. Nel primo episodio il nostro è alle prese con il finto rapimento della nipote Uga; nel secondo si innamora perdutamente di una telefonista di hot-line che scopre poi essere sua moglie Pina; nel terzo viene ingannato dalla signorina Silvani che finge di aspettare un bimbo da lui; nell'ultimo è coinvolto in un processo per corruzione, finendo in manette al posto del megapresidente Balabam.

L'Ospedale San Sebastiano Martire di Frascati è il set di quello che è forse l'episodio più amaro e toccante del film: desiderando sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica per rifarsi il seno e non avendo il denaro per farlo, la signorina Silvani finge di aspettare un figlio da Fantozzi per estorcergli cinque milioni di lire.

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BELLE MA POVERE (1957)

di Dino Risi, con Maurizio Arena, Renato Salvatori, Lorella De Luca. La piazza principale di Frascati fa da sfondo ad una scena di gelosia nel sequel di Poveri ma belli. Sequel di Poveri ma belli, il film di Dino Risi riparte esattamente dove il precedente finiva: Romolo e Salvatore si sono fidanzati con le rispettive sorelle, Anna Maria e Marisa. Le due ragazze vorrebbero sposarsi al più presto, ma i due giovanotti non hanno molta voglia e, più che cercare un lavoro stabile, pensano ancora a divertirsi e a corteggiare belle ragazze, come Giovanna, vecchia fiamma di entrambi, ora fidanzata con Franco, ricco gioielliere ed impenitente playboy. Dietro pressione delle rispettive fidanzate, Romolo e Salvatore si iscrivono ad una scuola serale di radiotecnica, ma mentre Romolo si impegna riuscendo ad aprire un piccolo negozietto, Salvatore viene cacciato dalla scuola e sta per mettersi su una cattiva strada... Sull'onda del clamoroso successo di Poveri ma belli, Risi ripropone le gag e le situazioni del primo con la stessa malizia e la stessa ludica verve narrativa, sempre attento a raccontare l'evoluzione del costume nella società italiana.

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Guarda una scena del film su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=ID4u6ZGG9TA

 

NINÌ TIRABUSCIÒ, LA DONNA CHE INVENTÒ LA MOSSA (1970)

di Marcello Fondato, con Monica Vitti, Gastone Moschin, Sylva Koscina. I saloni e i giardini della splendida villa tuscolana fanno da sfondo alle vicende di una famosa soubrette della Belle Époque. Narra la storia di Maria Sarti, bislacca attricetta romana che, dopo varie vicissitudine lavorative e sentimentali, con il soprannome di Ninì Tirabusciò, diventa una famosa sciantosa di varietà. Ispirato alla vera storia di Maria Campi, cantante e ballerina dei café-chantant di inizio '900, alla quale si attribuisce l'invenzione della "mossa", il film di Fondato, che prende il titolo dalla celebre canzone di Salvatore Gambardella e Aniello Califano, rievoca quindici anni di storia nazionale: dall'assassinio del re Umberto I a Monza nel luglio del 1900 all'entrata dell'Italia in guerra nel 1914, passando attraverso i primi scioperi generali, l'emigrazione, la moda dannunziana e il futurismo. Il film si avvale della straordinaria interpretazione di Monica Vitti, premiata con il David di Donatello, che fa di Ninì non solo una figura di artista tipica della Belle Époque, ma anche una donna ribelle e anticonformista in un'epoca di perbenismo borghese, la "mossa", più che strumento di seduzione, diventa offesa al comune senso del pudore oltre che sfida all'ordine costituito, per assurgere infine a gesto e performance futurista.

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IL VIGILE (1961)

di Luigi Zampa, con Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Sylva Koscina. Via Tuscolana, Villa Apolloni e la sontuosa Villa Aldobrandini fanno da cornice ad una memorabile sequenza del film. Ispirato ad una storia di cronaca vera, quella di un vigile inflessibile che, alla fine degli anni '50, osò multare il questore di Roma e che per questo fece una brutta fine, il film di Luigi Zampa è una commedia di costume caustica e graffiante sull'Italia del miracolo economico, un paese alle prese con il boom, ma che rimane profondamente provinciale e qualunquista e nel quale (allora come oggi) raccomandazioni e favoritismi sono all'ordine del giorno per trovare lavoro o fare carriera. Alberto Sordi interpreta uno dei suoi personaggi più celebri e divertenti, Otello Celletti, perdigiorno mantenuto da moglie e cognato, che improvvisamente, grazie ad una raccomandazione del sindaco, riesce a coronare il suo sogno: farsi assumere nel corpo dei vigili motociclisti della capitale. Orgoglioso nella sua uniforme nuova di zecca, il vigile Celletti non perde occasione per pavoneggiarsi e prendersi finalmente una rivincita con i concittadini che prima lo avevano sempre deriso e denigrato. Una grande opportunità gli è offerta proprio dall'incontro con la diva del cinema Sylva Koscina, nei panni di se stessa, che, per sdebitarsi con il vigile che ha chiuso un occhio sulle sue numerose infrazioni, lo ringrazia pubblicamente da un programma televisivo. Ma la notizia giunge anche ai suoi superiori e Celletti viene redarguito duramente. Da allora diventa zelante e inflessibile, finendo per multare persino l'auto del sindaco...

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