Prodotti e Piatti Tipici

Sapori, gusti e profumi: è la genuinità a dare caratteristiche uniche ai piatti della nostra cucina. Prodotti enogastronomici d’eccellenza caratterizzano tutto il territorio dei Castelli: vini DOP di Velletri, Frascati, Marino, Colli lanuvini, Monte Compatri, Colonna; il pane IGP di Genzano, il pane MCG di Lariano e la pupazza di Frascati; la porchetta di Ariccia e le coppiette… E come non menzionare le fragole di Nemi, le pesche di Castel Gandolfo e l’Uva di Colonna? Altrettanto varia e ricca è la cucina dei Castelli Romani: broccoli attufati, coratella con i carciofi, costolette di abbacchio panate, pincinelle, cellitti, carciofi alla matticella...sono solo un primo assaggio!

Di seguito un elenco dei Prodotti Tipici Certificati

 

Colli Lanuvini DOP: un dionisiaco piacere. 

Colli Albani DOP:  il nettare dei Colli Albani. 

Vino Castelli Romani DOP:  l'emblema della tradizione.

Cannellino DOCG: una dolce emozione.

Velletri DOP: un gusto vulcanico. 

Marino Vino DOP: 28 sfumature di bianco.

Frascati Vino DOP : il vino bianco dei Papi. 

Frascati Superiore Vino DOCG :  una storia di eccellenza.

Monte Compatri-Colonna Vino DOP :  un viaggio nella tradizione.

Fragolina di Nemi PAT:  le lacrime della dea Venere. 

Kiwi Latina IGP:  lo smeraldo dei Castelli Romani.

Pane Casereccio di Genzano IGP:  il numero uno dei pani IGP. 

Pane di Lariano MCG: una soffice tentazione!

Panini all'olio: dei "bottoncini" di gusto.

Salsa Balsamica di Uva PAT:  la salsa del dio Vulcano. 

Bussolani PAT: un croccante tuffo nel passato.

Tozzetti di pastafrolla PAT:  una friabile delizia.

Biscotti e ciambelle all'uovo PAT: un goloso risveglio.

Pupazza Frascatana PAT:  la "Venere" di Frascati.

Ciambella degli Sposi di Rocca di Papa PAT: un originale auspicio d'amore. 

Salame Castellino PAT:   il magro che non ti aspetti.

Salamino Tuscolano PAT : un tripudio di emozioni. 

Tordo matto di Zagarolo PAT: un'esplosione di sapore!

Porchetta d'Ariccia IGP:  una vera esperienza dei sensi.

Zuppa di cavoletti e baccalà PAT: il gusto della semplicità!

Carciofi alla Matticella di Velletri PAT: il gourmet dei Castelli Romani.

Carciofo Romanesco IGP: una metafora di seduzione. 

Broccolo Capoccione di Albano Laziale: matematicamente squisito!


PER SAPERNE DI PIU'

Le rape, effettivamente, per natura non valgono un gran che, anzi su un dizionario si legge che valere una rapa equivale a non valere nulla. Eppure una rapa, se ben condita, acquista sapore: Chi cià er pepe lo mette a le rape, chi non ce llà, le magna sciape.  La gente era attratta da qualcosa di ineffabile che andava oltre il mangiare e il bere, fatto di clima, aria buona, atmosfere conviviali preparate da persone semplici e smaliziate, cuoche grassocce dal mattarello esperto, osti bonaccioni con un repertorio di storie da raccontare, sempre quelle ma sempre un po' diverse. Ma era la buona cucina il fulcro poderoso che muoveva le masse: Le ricette dimenticate della tradizione castellana Riguardo agli effetti del vino sulla salute, vige lo stesso principio che si applica ad altri nutrienti come lo zucchero e i grassi animali, vale a dire che risulta dannoso solo se assunto in quantità esagerate. Di recente, numerosi studi scientifici sono stati pubblicati a sostegno della tesi che un uso moderato del vino possa addirittura far bene alla salute: Vino e salute Le Cantine sorgevano come funghi (soprattutto sotto forma di Cooperative sociali) ed era già iniziato su tutto il territorio nazionale il boom, poi con il passar degli anni notevolmente attenuatosi, della vendita per corrispondenza delle bottiglie di vino pregiato.: Vendemmia "Se si parla di inserire dei vitigni realmente sconosciuti, personalmente sono un po' scettico, molto spesso si fanno scelte legate più a mode momentanee, certo però non escludo che ci possano essere delle prove per aprire nuovi mercati": Azienda Innovazione È da circa un anno e mezzo che percorriamo in largo e in lungo i Castelli Romani per intervistare alcune aziende innovazione del settore vitivinicolo e/o esperti del campo enologico. Siamo interessati a "cogliere" i pareri, i suggerimenti, le critiche, le lamentele, le prospettive, le aspirazioni, l'ottimismo e il pessimismo di chi ogni giorno affronta, anche per motivazioni a volte tra le più disparate, le tematiche relative ai vigneti e ai vini della zona: Facciamo il punto Nel Lazio si coltivavano, dice il Vinciguerra, un'infinità di vitigni perché ogni Papa portava a seguito i propri villici ed i propri vini. (1)I marchigiani di Sisto V, ad esempio, trapiantarono il Verdicchio che poi, adattandosi al nuovo ambiente, è diventato il Trebbiano verde.
Nel 1870 Roma divenne Capitale d'Italia. Rilevante fu l'urbanizzazione di tutto un indotto poco abbiente che cercava nel vino più la quantità che la qualità per cui (2) i vini dei Castelli Romani, storicamente rossi molto pregiati, divennero dei bianchi beverini: Sui Vini, Vigne e Vitigni dei Castelli e del Lazio Tre tecnici hanno accolto il nostro invito sono gli enologi Domenico Tagliente, Marco Bizzoni e il perito agrario Francesco Dell'Omo. Tagliente è un consulente vitivinicolo ed è stato per un lungo periodo direttore tecnico della Cantina "Cesanese del Piglio"; Bizzoni è un libero professionista, consulente tecnico di importanti stabilimenti enologici. Dell'Omo è un esperto di malattie della vite, già tecnico-commerciale della Bayer Crop Science. Volentieri e con professionalità rispondono ad alcune nostre domande: I Vini dei Castelli: la parola agli esperti
È fondamentale, soprattutto in una zona come quella dei Castelli Romani dove la piattaforma ampelografica attuale non è in grado di reggere il confronto con le altre zone viticole nazionali. Ciò non significa dover necessariamente ricorrere a varietà internazionali, banali e scontate, ma puntare invece su varietà autoctone interessanti sotto il profilo aromatico e che abbiano nel contempo una buona adattabilità con i climi ed i suoli della regione: I vini dei Castelli... la parola all'esperto Nel comprensorio dei Castelli Romani le cose come vanno? Gli operatori enoturistici sono sufficientemente organizzati e specializzati? Qualcuno continua a pensare che orde di turisti affaticherebbero il nostro quotidiano e tranquillo vivere? A chi si preoccupa di questo ultimo aspetto e della sostenibilità di un certo sviluppo turistico, ricordiamo che l'iperturismo di una località si avvera, quando "attrae in modo permanente una tale quantità di transitori da essere considerata una zona di non residenti". Siamo a questo punto? A noi non sembra, anzi pensiamo che sia diventato urgente un potenziamento serio e coordinato del settore enoturistico.: Turismo enologico: cosa offrono i Castelli Romani? In quale modo nel comprensorio dei Castelli Romani (in particolare nella zona della d.o.c. Frascati) si cerca di riordinare la filiera vitivinicola? : Vini d'origini o tipici? Prodotti genuini o di qualità? In Italia esistono (dati riferiti al 31.12.2007, fonte Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) 36 vini a denominazioni d'origine controllata e garantita (D.O.C.G.), 316 a denominazione d'origine controllata (D.O.C.) e 118 ad indicazione geografica tipica (I.G.T.). Nel Lazio esistono 27 D.O.C. (di cui 8 nel comprensorio dei Castelli Romani) e 4 I.G.T. : Castelli Romani per il D.O.C. o per il D.O.C.G.? Tra i prodotti storicamente associati ai castelli romani il vino la fa sicuramente da padrone, ma non dimentichiamo la presenza di un ottimo extra vergine di oliva, per il quale il riconoscimento della d.o.p. non dovrebbe farsi attendere ancora per molto! Le piante dell'olivo sono spesso dislocate lungo i viali dei vigneti o lungo il perimetro delle aziende agricole: Castelli Romani: anche l'olio cerca la sua strada L'usanza delle ottobrate romane, tradizionali scampagnate del popolino "fori porta" il cui ricordo si perde nella notte dei tempi, andò via via consolidandosi come forma di svago ed evasione soprattutto fra le classi meno abbienti della Capitale, a partire dall'ultimo trentennio dell'Ottocento: Le ottobrate romane e il rito della vendemmia Una delle attrattive principali dei Castelli per i romani in gita fuori porta è sicuramente la possibilità di gustare i cibi genuini locali nelle tipiche "fraschette": Anche gli antichi, frequantavano le fraschette Nei castelli romani parlare di cultura enogastronomica, significa zumare su un nodo strategico della rete distrettuale, di quel distretto culturale per il quale politica e società civile si sono già in parte attivati, scegliendo un percorso di sviluppo legato alla sostenibilità, dentro il quale le risorse immateriali, la memoria, le competenze, le conoscenze e le tecnologie legate alla loro diffusione, giochino un ruolo primario: La cultura enogastronomica, asse strategico di sviluppo dei Castelli Romani “I vini non fanno strada”, così titolava a sei colonne “Il Messaggero” nel lontano 11 gennaio 1991. E nell’occhiello riportava: “Castelli, la Regione pubblicizza un itinerario fantasma da Velletri a Frascati, decine di cartelli illustrano un percorso enologico mai realizzato”: La strada dei vini dei Castelli Romani: mito o realtà? Alla scoperta di arte cucina e leggende castellane: Momenti divini... e di vini! La cultura del vino e della vite nell'area dei Castelli Romani ha un carattere originario e si salda felicemente con le dolci colline e la mitezza del clima. Sulla produzione del vino si sono sedimentati procedimenti, tempi di lavorazione, organizzazione del lavoro, accumulando nel tempo una cultura materiale considerevole: Uva vino e memoria storica La gastronomia dei Castelli Romani, da sempre rimasta fedele alle sue origini, è caratterizzata dall’utilizzo di ingredienti prodotti sul territorio e contraddistinta da una tendenza ai sapori naturali: essenzialità e semplicità costituiscono infatti i tratti salienti delle preparazioni ed è una cucina autoctona: Natale nel piatto ai Castelli Dolci natalizi per eccellenza, in tutti i Castelli Romani, ma diffusi anche nell’intera regione, sono i pangialli e i panpepati, prodotti che vantano una storia e una tradizione secolari. I pangialli, dalla tipica forma a pagnottella e di colore dorato, sono contraddistinti da un particolare aroma speziato: Dolci delizie natalizie Il pane ai Castelli è, certamente, buono ovunque, ma diverso da un paese all’altro. Tra i vari “pani”, spiccano quelli di Genzano e Lariano per caratteristiche peculiari che li rendono “riconoscibili” a livello - almeno - nazionale; mentre però il pane di Lariano sta ancora faticosamente cercando il proprio riconoscimento “ufficiale”, in adeguamento alla complicata normativa europea, quello di Genzano ha avuto maggior fortuna, ottenendo nel ’97 il marchio IGP (Reg. CEE 2081/92 – marchio relativo a prodotti agricoli o alimentari la cui qualità e reputazione sia attribuibile alla propria origine geografica e la cui produzione e/o elaborazione avvengano in quella determinata area). Anche il pane ariccino - un po’ “figlio” di quello di Genzano, perché prodotto per lo più da famiglie genzanesi trasferitesi nella vicina Ariccia – vanta da qualche anno una buona notorietà: Castelli di pane Il vino dei Castelli è famoso in tutto il mondo, praticamente da sempre. Ma per cosa? Citato dagli scrittori del Gran Tour che hanno alloggiato da queste parti, apprezzato dai turisti romani della domenica e da quelli stranieri nelle fraschette, il vino dei Castelli Romani vanta un nome che corre a ritroso nel tempo.: Vino e qualità nei Castelli Romani Uva, vendemmia, vino. È ormai da qualche mese che i Castelli sono concentrati su questo versante dell'economia e del turismo, e, a farsi un giro, sembra proprio che tale attenzione stia dando buoni frutti: Tempo di vino La viticoltura nei Castelli Romani era già diffusa nei primi anni dell'Impero, tanto che il vino laziale si esportava in tutte le regioni: per questo motivo Ostia era diventata un emporio vinario di grande importanza. L'intensa attività di coltivazione della vite nella campagna romana e l'enorme importanza del suo frutto spremuto sono attestate anche dai culti praticati nella zona, la cui diffusione è testimoniata da numerosi ritrovamenti: Dionisus e vino nell'Ager Lanuvinus Nata 11 anni fa da un'idea di Venanzio Sagratella, fornaio e ristoratore marinese di adozione (arrivò dalle Marche 40 anni fa), la sagra è decollata acquistando in pochi anni rinomanza in tutto il Lazio e anche fuori. La storia della ciambella al mosto, tipico dolce marinese, «è antica, anche se - ci spiega Venanzio - il sapore è nuovo, per via del fatto che questa tradizione si era praticamente persa»: Il segreto riscoperto della ciambella al mosto on questa parola un po' antica e fuori corso, che uso volutamente per evitare altri termini ricorrenti, come "cucina" e "gastronomia", vi introdurrò agli aspetti culinari e mangerecci propri dei Castelli Romani. Escluse le ricette, messi da parte i trattati di cucina, vi intratterrò piuttosto, come a me risulta più congeniale, sui vari aspetti della tavola connessi all'evoluzione storica e sociale dei Castelli Romani, compiendo anche qualche escursione nei territori della poesia e della letteratura, sia della lingua, che del vernacolo: Reficiare nei Castelli Romani