L'Arte di Indagare VI Tappa

L'ARTE DI INDAGARE VI TAPPA

La sesta tappa del nostro viaggio ci porterà alla scoperta del fenomeno legato alla proliferazione delle grandi ville di personalità di un certo rilievo nel territorio dei Colli Albani tra l'ultima fase repubblicana e l'età imperiale.

Per i Romani l'otium aveva dimora nella campagna romana. A partire dal II secolo a.C è proprio la zona dei Colli Albani ad essere prescelta come luogo in cui dar vita a sontuose ville delle più importanti famiglie d'èlite romana. Era l'area dell'antica Tusculum ( grossomodo coincidente con i comuni di Grottaferrata, Frascati e Monte Porzio Catone) ad essere la zona più fertile su cui impostare, a due passi da Roma, grandiose ville e fastosi giardini. Strabone, nella sua descrizione dell'Italia, definiva Tuscolo " abbellita di una corona di giardini e di ville, in particolare nei giardini inferiori , nella parte rivolta verso Roma e ancora una "collina col suolo fertile e ben irrigato, che in più parti si collegava dolcemente in varie sommità ed accoglieva magnifici palazzi regali". A Tusculum si costruivano delle vere e proprie regge; i proprietari erano tutti coloro che avevano un ruolo fondamentale nella vita politica dello Stato romano. Strutture grandiose impostate su colossali opere di terrazzamento furono costruite da ricchi personaggi negli ultimi due secoli della Repubblica e nei primi anni dell'età imperiale. Queste maestose residenze ,accanto ad un uso di soggiorno e villeggiatura ,affiancavano attività di investimento di tipo imprenditoriale. Così, nella villa della gens Asinia, alle falde del Tuscolo, è stata attestata una fabbrica di tegole e mattoni; altre fabbriche laterizie sono note nel Tuscolano e nel Prenestino . Sappiamo che molte personalità di lustro dell'antica Roma ebbero le proprie dimore proprio sui Colli tra cui : Cicerone, Silla , Tiberio , Agrippina, Catone ,Asinio Pollone e Pompeo Magno. A prevalere era il forte desiderio di alienazione dalla vita caotica e tumultuosa della città , per rifugiarsi in un ambiente sano e piacevole. Alla pluralità degli ambienti corrispondeva l'abbondanza e la completezza dei servizi ; il tutto era allietato da piscine, terme, teatri, ippodromi e criptoportici. Molto interessante è il fatto che , soprattutto la struttura dei ninfei , sarà un importante punto di partenza per le future strutture che saranno notevolmente utilizzate nel Rinascimento. Queste nobili residenze erano articolate in due livelli: il livello superiore era genericamente un terrazzamento su cui si impostava la zona residenziale, mentre nel livello inferiore era dislocato un vasto giardino. Ci si serviva di immense cisterne per poter rendere confortevoli gli abitati e , allo stesso tempo, irrigare i giardini che ornavano la cornice paesaggistica. La dislocazione topografica delle residenze non era mai di certo casuale , andò infatti ad interessare i punti più paronimici delle dorsali laviche che si protendevano verso Roma e verso la Campagna Romana. La fertilità delle campagne tuscolane , infatti, attirò fortemente le mire espansionistiche della famiglia imperiale giulio-claudia che estese le sue proprietà intorno alla zona di Frascati. Il livello artistico e l'arredo di queste dimore era davvero molto alto; questo era suggerito dalle numerose sculture che sono state rinvenute nei diversi siti indagati. In definitiva, rispetto ai circa ottanta nomi di proprietari di ville tuscolane che sono stati tramandati dalle fonti antiche, possiamo attestarne con sicurezza solo alcuni. Ad esempio, si può ragionevolmente pensare ad una Villa di Marciana, sorella di Traiano, a Valle Marciana , non solo per la permanenza dello stesso toponimo, anche per il ritrovamento dell'iscrizione di una sua stessa liberta. Allo stesso modo, un documento epigrafico , quale un iscrizione epigrafica col nome di Asinia , conforta la sicura identificazione con la stessa Villa di Asinio Pollione, ai piedi di Tusculum. Senz'altro i dubbi più contorti permangono sulla Villa Tuscolana , attribuita da diversi studiosi proprio al grande oratore romano Cicerone , dove compose le sue più famose ed illustri opere letterarie. La critica più feroce è divisa tra il Colle delle Ginestre , che reca attualmente il toponimo di Tulliano, di restituzione erudita moderna , e la villa della Rufinella. Possiamo senz'altro tracciare un quadro strutturato delle ville in età imperiale nell'area di Colonna , Frascati, Grottaferrata , Marino e Castel Gandolfo : proprio perché la zona ha visto nella seconda metà dell'Ottocento e all'inizio del Novecento un serio impegno di rilevamento topografico ad opera di importanti studiosi , quali Rosa , Lanciani , Ahsby, che l'hanno attentamente percorsa rilevando i resti ai loro tempi visibili e messi in luce e fornendoci un quadro estremamente ed articolato. Il territorio di Castrimoenium ( odierna Marino) , con le villa di Voconio Pollione e quello albano , rinomato sia per il suo passato evocativo sia per il suo straordinario contesto paesaggistico , sono stati sfruttati come fertili zone su cui impiantare possedimenti , in cui regnava l'ozio e lo svago; ad influire fu senz'altro la meravigliosa presenza del lago di Castel Gandolfo ed il comodo aspetto viario della Via Appia. Nel 312 a.C., infatti,durante la seconda guerra sannitica, il censore Appio Claudio Cieco intraprese la costruzione di una nuova strada di collegamento tra Roma e Capua, allora il più importante nodo viario dell'Italia meridionale, con lo scopo iniziale di permettere l'avanzata dell'esercito romano verso il meridione italiano. Il tracciato stradale fu successivamente prolungato prima fino a Benevento, poi a Venosa ed infine è arrivato a Brindisi. Nessuna strada romana ha raggiunto l'importanza rivestita dall'Appia Antica; collegando infatti Roma e le principali città del centro e sud Italia col porto di Brindisi, la strada ha costituito una vera e propria testa di ponte con l'Oriente divenendo il tramite di tutti i traffici con la Grecia, l'Oriente e l'Egitto e rappresentando il tracciato fondamentale per le spedizioni militari, i viaggi e i commerci.

VIA APPIA ANTICA - ROMA

Venne qui impiantata la Villa di Clodio integrata ,poi, nella tenuta di Domiziano, il cui palazzo , dotato anche di un piccolo teatro e di un circo , dove l'imperatore si dilettava e si dava allo svago più sfrenato, era localizzata sulle prime pendici meridionali del cono vulcanico di Castel Gandolfo. L'ubicazione della villa è da sempre considerata un'accesa battaglia di interpretazioni sulle fonti di Cicerone e del suo commentatore Q. Asconio Pediano ; si parla delle fonti che parlano a proposito dello scontro lungo la via Appia tra Clodio e T.Annino Milone nel 52 a.C. Le indicazioni topografiche contenute in entrambi i documenti , in parte contrastanti, spinsero gli antiquari a focalizzare la propria ricerca lungo la via Appia tra Albano e Boville , fino al prevalere nel XVIII secolo della tesi di Volpi. Lo studioso avanzava una probabile ubicazione presso una vigna situata tra il XIII e il XIV miglio della via Appia, sul lato orientale , appartenente sino al 1773 al Noviziato dei Gesuiti di S. Andrea al Quirinale. Il Volpi ha promosso questa ipotesi per la presenza di muri in opera quadrata , che vennero identifica con le insanae substructiones citate dallo stesso Cicerone. La vigna , sede estiva del Noviziato, riportò alla luce anche numerosi bolli laterizi, rinvenuti presso una cisterna antica , attualmente nota come cisterna Torlonia dal nome degli ultimi proprietari , utilizzata come fienile dai Gesuiti. La vigna venne venduta , dopo la soppressione dell'ordine, a Lorenzo Marzellieri , pasticcere a Roma, che ritrovatosi presto in estreme ristrettezze economiche , decise di affittarla per poterne ricavare denaro. L'edificio venne così affittato, per dei soggiorni estivi, da Thomas Jenkins. Nel 1785 Jenkins ,accortosi delle potenzialità della struttura , chiese un permesso per poter effettuare degli scavi archeologici. Agli inizi del XIX secolo, sulla base della tecnica edilizia, la cisterna venne attribuita alla villa di Domiziano. Per quanto riguarda il sepolcro a torre detto " Torre dei Marzelli" , sempre contenuto nella villa romana, venne attribuito a Clodio da Giovanni Antonio Riccy . Successivamente, si fece strada l'ipotesi che , secondo una datazione attribuibile tra la fine del I sec a.C e gli inizi del I secolo d.C , il sepolcro non potesse essere attribuibile a Clodio , poiché egli venne seppellito a Roma secondo le varie fonti letterarie. La proprietà, oggi occupata dalla pontifica Villa Barberini, era dotata da un magnifico ninfeo ( denominato Bergantino), ricavato da un'antica cava di tufo regolarizzata con delle murature , che si aprivano verso il lago sulle propaggini del versante meridionale del cratere , e nella quale erano stati ricavati una serie di ambienti e di nicchie affacciati su un bacino centrale a pianta circolare, originariamente ornato da due gruppi scultorei:  quello di Polifemo e Scilla. Fu la potente famiglia dei Barberini , nel settecento , a ricavare dai terreni della villa, il terrazzamento antico per i giardini. In occasione di questi lavori ,vennero scoperti diversi muri antichi insieme con ritrovamenti di altro genere: il criptoportico, le serie delle quattro esedre, il teatro e le cisterne sulla cresta del cratere del lago. In linea generale,il fondo della proprietà imperiale si estendeva dalla via Appia fino alla sommità del cratere e alla riva del lago. A nord il limite doveva coincidere con l'attuale centro abitato di Castel Gandolfo, mentre a sud con quello della città di Albano. Il teatro della villa è composto , come quasi tutti i teatri romani, dalla cavea e dalla scena. L'architetto della grandiosa struttura fu Rabìrio : colui che realizzò spettacolari strutture per lo stesso imperatore sul Palatino. La struttura era stata divisa in tre ripiani degradanti verso il mare: il primo, stanziato più in alto , comprendeva la residenza dei servi imperiali, i vari servizi e le cisterne, alimentate dalla sorgente di Palazzolo attraverso i tre acquedotti , in parte preesistenti che alimentano la villa ed il centro urbano; nel ripiano mediano, delimitato da un muraglione di sostruzione interrotti da quattro ninfei alternamente a pianta rettangolare e semicircolari ,sorgevano il palazzo ed il teatro; il ripiano inferiore era occupato dal criptoportico, in cui l'imperatore si dava a lunghe passeggiate oziose e lungo in origine 300 metri. L'ultimo ripiano si spezzava, poi, in più terrazze successive , per lo più occupate da splendidi giardini , una delle quali comprendeva un ippodromo. In realtà , successivamente , si convenne sul fatto che non si trattava di un vero e proprio ippodromo ma di un'area recintata da due murature parallele allineate con le sostruzioni dei ripieni ani e chiusa a semicerchio, si tratta di una soluzione per la sistemazione di un giardino ; si pensò ad un ippodromo poiché venne rinvenuto un gruppo equestre .La scultura venne ,poi, accreditata alla stessa famiglia Barberini , per via delle integrazioni seicentesche riportate . Molto probabilmente venne illusoriamente considerata come attribuzione della decorazione imperiale , poiché era stata lasciata sepolta e dimenticata. Molte altre sculture , attribuibili sia alla fase domizianea che più antica , vennero rinvenute all'interno della villa, tra cui quattro esemplari del satiro versante di Prassitele , che entrarono nella collezione Chigi, ed oggi divisi tra il Getty museum , il Brtitish museum e lo Staatliche Kunstsammlungen di Dresda. L'efebo di tipo Westmacott di Policleto ed il magnifico torso in basanite tipo atleta di Efeso , sono altre sculture rinvenute all'interno dei terrazzamenti della villa. La decadenza della villa si proliferò in seguito allo stanziamento dei castra Albana , da parte dell'imperatore Settimio Severo , che vi fece stanziare le famiglie dei legionari partici . Altro motivo , non da sottovalutare , furono le diverse spoliazioni di marmi e laterizi effettuate per poter costruire il primo nucleo abitativo della città di Albano. Di questa villa restano importanti riproduzioni da parte di artisti : ricordo di diversi disegni seicenteschi in codici vaticani o nel "Museo Cartaceo" di Cassiano del Pozzo, nonché le strabilianti vedute di mano di G.B Piranesi. Il teatro veniva utilizzato per svolgervi abitualmente i ludi scenici per celebrare i Quinquatria Minervae , la festività che ricorreva dal 19 al 23 Marzo. È probabile che anche le gare poetiche e oratorie si tenevano in questo luogo.

VILLA ALDOBRANDINI - FRASCATI

Passando, poi, a descrivere il centro storico di Frascati, possiamo affermare che è impostato sul corpo centrale di una monumentale Villa romana. Infatti, secondo una tradizione ormai salda, la città sorgerebbe sulle rovine della Villa tuscolana di Lucio Licino Lucullo. La sua villa era incantevole e dotata di belvedere , gallerie aperte, criptoportici e di una particolare voliera , all'interno della quale era inserito un triclinium, così che , quando si desinava, era possibile vedere ed ascoltare i meravigliosi pennuti. Di questa villa , purtroppo , poco è rimasto per via dei rifacimenti ottocenteschi e per i danni che , inevitabilmente , vennero riportati durante l'ultimo conflitto mondiale. Una porzione della residenza è oggi visibile al numero 10 di Via L. Manara, all'interno del locale Farenight, dove è visibile un piccolo ambiente a pianta rettangolare con abside sul lato di fondo , con pareti in opera cementizia sulla quale restavano deboli tracce dell'originario rivestimento a mosaico rustico. L'ambiente era certamente identificabile con un ninfeo di dimensioni più vaste. In occasione del Bimillenario della nascita dell'imperatore Ottaviano Augusto , che si celebrò nel 1937, vennero effettuati degli scavi archeologici nell'area localizzabile nell'attuale località San Cesareo o contrada Madonna degli Angeli, a Velletri. Da questa importante ricerca si dettero alla luce i resti di una Villa di età repubblicana repubblicana , dove il piccolo Augusto sembra aver trascorso la sua stessa infanzia ; i resti erano , però , scarsamente visibili e mortificati all'interno di insediamenti agricolo-residenziali. Dalle strutture ipotizzate e segnalate si può solamente avere una visione diretta di una cisterna ipogea , con delle murature in opera cementizia, a tre navate divise da muri nei quali si aprono cinque passaggi coperti da archi con sesto acuto. La Villa è il risultato di una successione di ristrutturazioni , cambi d'uso, abbandoni , spoliazioni che si intercorsero nel corso del tempo. La residenza si può intercalare in una visione stratigrafica che ne consente di identificare tre fasi costruttive: la prima risente di un impianto risalente al I secolo a.C , sembrerebbe ricollegarsi alla struttura descritta da Svetonio come " la modesta casa" appartenente alla gens Octavia; la seconda è da porsi in un riassesto avvenuto tra l'epoca traianea ed adrianea , epoca nella quale sono da ricondursi gli ampliamenti e gli abbellimenti con giardino porticato e le terme ; l'ultima fase è riferibile alle modeste modifiche e ristrutturazioni riscontrate. La sontuosa residenza era sicuramente influenzata dallo schema progettuale delle ville di tarda età repubblicana : atrio e peristilio. Attraverso un'indagine storico-artistico , fortemente articolata, è stato possibile convenire su un complesso architettonico dotato di una parte "rustica", adibita all'autosufficienza alimentare e a una qualche attività produttiva svolta a scopo commerciale, e di una parte, detta "urbana", disposta ad accogliere gli abitati residenziali della famiglia dominante .Proprio come ci descrive Vitruvio nel suo trattato, la villa veliterna era articolata su di uno schema " peristilio – atrio – porticato". Il peristilio era utilizzato sia come luogo di svago per i proprietari , con due grandi saloni estivi , sia come luogo in cui impiantare due magazzini , legati all'attività del fundus. Da questa villa proviene un unico reperto: una testa di Afrodite in marmo (II sec. d.C.) tuttora esposta nel museo civico veliterno "Oreste Nardini".

La settima tappa del nostro viaggio ci porterà alla scoperta del territorio nei secoli alto-medievali. Il territorio mostra un notevole incremento demografico, con il definitivo stabilizzarsi degli abitati ed un notevole popolamento del territorio, fortemente arroccato con torri e castelli , le cui posizioni di guardia spesso documentano la piena vitalità , ancora, delle antiche strade romane.

A Cura di Margherita Perciballi