L'Arte di indagare III Tappa

III TAPPA

Dai dati offerti delle necropoli è possibile constatare che si delineano, all'interno delle strutture di parentela che avevano finora caratterizzato le comunità laziali , tendenze alla differenziazione sia individuale che fra i singoli gruppi più ampi in via di formazione, che daranno vita ben presto all'istituto soprafamiliare della gens.

Il complesso campo dell'interpretazione delle necropoli è da considerare ancora un contesto privilegiato di ricerca in ambito archeologico sia perché spesso l'evidenza funeraria costituisce l'unica documentazione disponibile, sia perché essa implica uno dei più alti gradi di intenzionalità della collettività corrispondente e dunque, se attentamente decodificata, costituisce una fonte di informazione preziosa sulle ideologie e sulla produzione dell'immaginario sociale. Per le comunità protostoriche, per le quali manca spesso del tutto il supporto di altra documentazione, l'indagine sui caratteri delle sepolture può costituire il mezzo principale a nostra disposizione per tentare di ricostruire la loro struttura socio- economica. Le onoranze funebri possono rappresentare l'occasione nella quale la comunità sottolinea la somma delle identità sociali che costituiscono la posizione di ciascuno dei suoi membri. A mano a mano che ci si allontana dai decenni iniziali dell' VIII secolo a.C., si fa più evidente il processo di differenziazione economica all'interno del corpo sociale: le tombe contengono materiale sempre più numeroso e ricco e mostrano visibili segni di dislivello sociale. È noto come i cento anni che vanno dalla metà dell'VIII a quella del VII secolo a.C. possono, a ben diritto,essere considerati cruciali per le incalzanti innovazioni che portano al passaggio dai grandi centri protourbani alle poleis di tipo greco, dalla lingua orale a quella scritta. È il momento di passaggio dalla protostoria alla storia. Si nota un salto nel processo di articolazione del corpo sociale che porta all'emergere di gruppi gentilizi nel Lazio e in Etruria nel pieno VIII secolo a.C., per poi toccare l'apice sullo scorcio del secolo, all'inizio del periodo orientalizzante. La ricostruzione di questi fenomeni si basa essenzialmente sull'analisi dei dati funerari. Le onoranze funebri, come è noto, possono rappresentare l'occasione nella quale la comunità sottolinea, nel modo più completo e significativo, la somma delle identità sociali che costituiscono la posizione di ciascuno dei suoi membri. Si delinea un' élite in cui la donna è privilegiata quanto l'uomo e riceve uguale profusione di beni. I corredi funerari esibiscono un progressivo aumento qualitativo e quantitativo del materiale del corredo. È stata fissata nel corso dell'VIII secolo a.C. infatti la nascita dell'aristocrazia medio-tirrenica. Nella prima metà del secolo si nota una contrapposizione tra alcuni individui connotati come persone di rango e il gruppo che conserva la consueta omogeneità. I corredi funebri emergenti nelle varie comunità a parte le norme funerarie connesse alla scelta del rito inumatorio o incineratorio sembrano sostanzialmente omogenei. Oltre agli oggetti di prestigio indistintamente rinvenuti in tombe di ambo i sessi, le deposizioni maschili sono evidenziate dalle armi in varie combinazioni, quelle femminili dagli ornamenti pertinenti a ricche acconciature e da fuseruole e rocchetti di impasto accompagnati talvolta da fusi e conocchie in bronzo. I corredi mostrano un arricchimento considerevole con l'attestazione di manufatti di provenienza orientale e greca: sigilli, scarabei, pendagli sembrano essere il materiale prediletto dalle nascenti aristocrazie locali. Questa forma di competizione sociale, accentuando il desiderio di ostentazione del lusso, modifica i modi di produzione nell'artigianato , la quale, se in precedenza si svolgeva nel limitato ambito domestico , si indirizza ora verso una spiccata specializzazione , che si concretizza in una accelerazione dei processi di divisione del lavoro. Poiché cresce la richiesta di "beni di prestigio" , molti oggetti sono importati , ma molti altri sono prodotti sul posto da artigiani immigrati e poi da artigiani locali specializzati, soprattutto nell'ambito della ceramica, della bronzistica e dell'oreficeria. Per il periodo detto Orientalizzante ( periodo laziale IV, fine VIII- inizio VI secolo a.C) e definito come "l'età delle aristocrazie ", la documentazione offerta dal Lazio è fra le più rilevanti in tutta l'Italia centrale, rappresentata dalle tombe principesche databili ,nella quasi totalità , nell'Orientalizzante Antico e Medio ( circa tra il 720 e il 640 a.C , fase IV A) . Le tombe sono ancora a fossa, ma molto grandi, talora con un loculo laterale , per contenere l'abbondante corredo. Attraverso i corredi si coglie con chiarezza la volontà del ceto aristocratico di ostentare il proprio status, caratterizzato da privilegi e grande ricchezza, deponendo nella tomba una profusione di oggetti preziosi, d'oro, d'avorio, argento, ambra, vetro, spesso importati dall'Oriente ( Siria , Fenicia, Cipro)o prodotti in Etruria, cui si aggiungono armi da parata ed il carro a due ruote. I defunti sono sepolti con abiti di gala laminati in argento o in tessuti con una trama di fili di metallo prezioso cui si aggiungono perline di vetro ed ambra. Il corredo della tomba " principesca" del Vivaro ( Rocca di Papa) è stato rinvenuto tramite un recupero fortuito, in seguito allo spostamento accidentale della copertura e non ha quindi fornito dati certi sulle singole posizioni degli oggetti. Dai reperti si evince come la deposizione appartenesse ad una donna con una notevole posizione inquadrabile nell'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C.

Tomba bisoma-TOMBA BISOMA-

Con il termine "principesco" vengono indicate quelle sepolture "ricche" che iniziarono ad apparire nel Latium vetus soprattutto a partire da un momento avanzato della fase II B e continuano, poi, per tutto l'orientalizzante. La donna venne sepolta in una sorta di cassone monumentale formato da elementi lapidei accuratamente squadrati e disposti a formare un recinto di forma rettangolare, coperto con due enormi lastroni disposti a contrasto. All'interno , la defunta recava probabilmente in mano una coppa emisferica d'argento, secondo un'antichissima usanza peculiare dell'area laziale. Del ricchissimo corredo personale facevamo parte due ferma trecce d'oro in filigrana, una collana d'ambra, diciassette fibule con arco rivestito da dischi graduati d'ambra , quattro fibule d'argento e due di bronzo; tra i monili vanno aggiunti pendagli d'ambra, un anello sempre d'ambra, un pendaglio d'argento ed altri oggetti preziosi frammentari in oro e argento di incerta attribuzione. Parte del corredo d'accompagno era appeso alle pareti ( un grande coltello con lama a fiamma, il distanziatore di cavalli ed alcuni cerchi in bronzo), mentre il rimanente vasellame era deposto a lato della defunta (quattro recipienti in bronzo), oppure impilato in un grande contenitore fittile rinvenuto sul lato corto ( undici vasi d'impasto , una patera in bronzo e l'oinochoe).Tra gli elementi appesi alle pareti , il distanziatore di cavalli in bronzo ed il coltello alludono entrambi al ruolo di materfamilias della donna. La bardatura equina, di carattere elusivamente cerimoniale, si carica di un valore simbolico particolare : potrebbe configurare , assieme al carro trainato da due animali che il distanziatore doveva aggiogare ed il distanziatore con la rappresentazione dei giochi, simbolicamente l'unione della coppia. Nella tomba del Vivaro si avverte la netta separazione funzionale tra il vasellame fittile , fabbricato localmente di uso quotidiano, da quello metallico d'importazione , probabilmente di uso esclusivamente cerimoniale. Nel 1934 in località Vallone (nel bosco comunale di Lariano) furono messe in evidenza due gruppi di tombe a fossa, evidenti gruppi distinti di una stessa necropoli distanti tra loro non più di 300 metri. Le tombe apparivano rivestite di ciottoli di pietra . Purtroppo , molti dei materiali scomparvero per i bombardamenti dell'ultima guerra ( sono rimasti 12 oggetti nel Museo civico di Velletri) ma grazie a schedine inventariali curate da Nardini e da Mancini, si può avere un quadro del tipo di materiali rinvenuti. L'excursus cronologico di questa necropoli non sembra più ampio di mezzo secolo , la seconda metà dell' VIII a.c, corrispondente secondo la cronologia tradizionale all'avanzato III periodo laziale/orientalizzante antico .Nonostante lo smembramento dei corredi se ne riconoscono due, l'uno maschile e l'altro femminile di carattere aristocratico : ricco abbigliamento per le donne , come attesta il cinturone che indica un costume femminile tipicamente laziale , panoplie di bronzo per gli uomini con almeno tre lance, carro a due ruote con tiro a due ,patere sbaccellate e bacini tripodi per il banchetto funebre di ambedue i sessi. Sono presenti gli oggetti consueti che indicano l'attività di filatura e tessitura tipica delle donne d'alto lignaggio, quali i rocchetti indicatori del tessere. Il lavoro della lana è il simbolo della donna come il lavoro delle armi quello dell'uomo. Nell'Odissea, poema in cui meglio si riflette la vita delle corti aristocratiche del primo orientalizzante nel Mediterraneo , l'attività di Penelope al telaio è intesa come un contributo autonomo del benessere della casa. Per Omero, la pratica della tessitura e le competenze ad essa inerenti rientrano tra le caratteristiche più illustri di una donna di nobili origini . La deposizione femminile era caratterizzata dalla presenza di un coltello a fiamma che non appare tra i depostiti frammisti agli altri oggetti del corredo ma presso il corpo dello stessa defunta. Si potrebbe ipotizzare che in un'epoca in cui ogni funzione religiosa è esclusivamente un fatto privato , della famiglia, legato alla casa e alle pratiche funerarie , e in cui il consumo della carne è prerogativa di personaggi eminenti, il possessore di coltello sia colui che controlla e organizza le risorse alimentari del gruppo o della famiglia; nel Lazio protostorico tale compito sembrerebbe attribuibile alle donne pertinenti alla nascente aristocrazia. Avendo analizzato il corredo , possiamo affermare che la defunta della necropoli di Vallone era una donna pertinente ad una famiglia gentilizia, insediata in un'area strategicamente collocata, forse a contrastare la nascente potenza di Palestrina. La datazione della deposizione di Vallone , come quella di Vivaro coincide con un momento di riassetto del territorio e quindi della compagine sociale; nonché il passaggio di ruolo egemone nel Lazio interno dai Colli Albani ( Albalonga) a Palestrina nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. La necropoli di Riserva del Truglio (Marino) riportò alla luce una trentina di sepolture,tutte di Orientalizzate pieno,che probabilmente costituivano un "gruppo" della necropoli, i cui limiti originari non sono stati individuati. Tutte le sepolture sono caratterizzate dal rito inumatorio, tranne una che presenta il rito incineratorio. Queste tombe esibivano una chiara disponibilità economica. Il campione di sepolture scavate non rappresenta l'intera necropoli e, forse, neanche un gruppo completo. Inoltre, da vecchi scavi, abbiamo la notizia di una sepoltura veramente "principesca" , probabilmente bisoma, visto che comprende sia armi che ricchi ornamenti femminili ed un carro.

Nella quarta tappa del nostro viaggio nel tempo andremo alla scoperta dell'epoca arcaica ( dal VI e per tutto il V secolo a.C ) dove il segno più forte del'attività delle città del Latium vetus, prima dell'affermazione della stragrande potenza di Roma, è quello dell'edilizia pubblica , sia sacra che civile. In ogni centro si moltiplica la costruzione di templi e santuari , che hanno la funzione di luoghi vitali di rapporti fra popoli e gruppi diversi.